Come creare un Ecommerce da zero in soli 3 giorni

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Come creare un Ecommerce da zero in soli 3 giorni

 

 

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Questo case di studio è stato realizzato da Shopify la società canadese che ha sviluppato l’applicazione di Ecommerce più diffusa oggi sul mercato.

Shopify è diventato il leader mondiale delle soluzioni di Ecommerce grazie alla sua facilità di impiego (specie se paragonata a mostri di complessità tipo Magento) e al fatto che ha creato una vera “piattaforma” con centinaia di applicazioni che aggiungono funzionalità.

 

Un caso studio “americano” di Ecommerce, ma utile in tutto il mondo

Questo caso di studio del 2015 presenta l’avvio e la costruzione di un business (e del suo brand) in soli 3 giorni, il tutto coordinato da non professionisti seppur dotati delle skill basiche necessarie.

Presento qui la traduzione integrale dell’articolo, caso studio essenziale per chiunque voglia addentrarsi nei meandri del mondo dei negozi digitali.

 

Ecco il caso studio di Hello Matcha.

Hello Matcha: caso di studio

Tutto è iniziato con una sfida – costruire un business di e-commerce partendo da zero e vedendo quante vendite si potevano generare in tre giorni.

Per molti imprenditori di e-commerce, creare il primo business può essere una cosa che spaventa. Sembra che ci siano centinaia di passi, scelte, strade per arrivare al traguardo anche solo di lanciare il tuo business online, per non parlare dei problemi di generare traffico e avere delle vendite.

Tuttavia, molto spesso il processo di creare e lanciare un business di e-commerce porta a pensare troppo e alla “paralisi per analisi”. La verità è che costruire un business di e-commerce può essere semplice – se vuoi che lo sia.

Quindi, non solo eravamo veramente eccitati da questa sfida che ci eravamo fatti da soli, abbiamo visto una grande opportunità di mostrare ad altri che costruire un e-commerce non deve essere troppo complicato, costare molti soldi, comportare grandi rischi o richiedere un sacco di tempo.

In questo caso di studio, imparerai, passo-passo, esattamente come abbiamo deciso quale prodotto vendere, trovato il fornitore e venduto circa 1000 dollari di prodotto in soli tre giorni.

L’inizio

Nella maggior parte dei casi, ci vogliono un po’ di soldi per fare soldi. Abbiamo deciso di allocare $500 come capitale di start-up. Una somma abbastanza modesta, ma comunque rispettabile, per lanciare il nostro business di Ecommerce.

Prima di partire noi del team (Richard, Tommy, Tucker e Mark) ci siamo seduti a tavolino per decidere le attività che dovevamo completare per lanciare il business.

Dopo una breve sessione di brainstorming, abbiamo deciso di completare queste attività:

  • Decidere cosa vendere
  • Selezionare un modello di business appropriato
  • Trovare un fornitore
  • Ordinare dei campioni di prodotto
  • Determinare il prezzo
  • Creare una brand
  • Creare il sito di Ecommerce (con Shopify)
  • Fare foto del prodotto
  • Creare contenuti del blog
  • Creare account di social media
  • Lanciare
  • Testare canali di marketing multipli
  • Mandare traffico in target
  • Vendere

Cosa vendere?

Poiché abbiamo scritto il libro su come trovare prodotti da vendere online, siamo naturalmente partiti da quello. E poiché avevamo solo tre giorni per realizzare tutto, abbiamo deciso di focalizzarci sul capitolo che tratta i prodotti in trend attuali.

I dieci prodotti elencati in quel capitolo erano un punto di partenza sensato. Abbiamo quindi analizzato ogni prodotto elencato in quel capitolo.

Dopo un po’ di discussione, abbiamo deciso che a tutti piaceva l’idea di vendere tè matcha —una polvere finissima di tè verde, prevalentemente coltivato in Giappone.

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Ecco la schermata del trend originale da Google Trends:

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Abbiamo scelto il tè matcha per queste ragioni::

  1. E’ in trend.
  2. E’ un prodotto abbastanza piccolo e facile da spedire.
  3. Di solito arriva in un barattolo di latta o in una busta richiudibile, che lo rende durevole nel trasporto.
  4. La domanda per il matcha è piuttosto stabile durante tutto l’anno.
  5. Il tè matcha è naturalmente un prodotto “consumabile” che porta a fidelizzazione del cliente e vendite ripetute
  6. Il matcha è un prodotto per appassionati di tè.

C’erano anche alcuni potenziali problemi e negatività che abbiamo subito notato:

  1. Matcha (nelle quantità che un cliente medio acquista) è un prodotto abbastanza di basso costo ($20-$30).
  2. Se sceglievamo il dropship, i nostri margini sarebbero stati più bassi e questo poteva essere un problema reale con un prodotto a costo basso.

Valutando questi pro e contro, abbiamo deciso che il tè matcha era comunque un grande prodotto da vendere online.

Tempo di iniziare a fare business.

Quale modello di business per questo Ecommerce

Il prossimo passo è stato decidere il nostro ecommerce business model.

C’erano un po’ di cose che sapevamo dall’inizio che hanno reso questa scelta più semplice. Sapevamo che poiché avevamo solo pochi giorni per creare questo business e vendere, dovevamo vendere direttamente al cliente finale invece che vendere all’ingrosso ad altri business.

Abbiamo anche deciso di fare dropshipping invece che produrre il tè per conto nostro. Sebbene produrre il nostro prodotto avrebbe portato margini migliori, abbiamo deciso di fare dropshipping perché ci permetteva di far partire tutto velocemente, senza dover preoccuparci di gestire un magazzino.

Trovare il fornitore giusto

Per scegliere il fornitore, volevamo un dropshipper, che ci offrisse un servizio a basso costo, che ci desse il prodotto in private label (ovvero lasciarci usare il nostro brand name e etichetta sul loro prodotto) e che fosse affidabile e con bassi costi di consegna.

Per questi motivi, abbiamo iniziato una ricerca locale, nella nostra città. Semplicemente facendo una ricerca su Google con termini come “dropshipping tea toronto”, “wholesale tea supplier toronto” and “wholesale tea toronto” – abbiao trovato diversi risultati:

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Abbiamo mandato delle email ad alcuni dei primi risultati per vedere se erano interessati a lavorare con noi – sfortunatamente, ci siamo un po’ trovati in un vicolo cieco.

Abbiamo infatti scoperto che la maggioranza dei grossisti e fornitori che vendono tè vogliono tenere la loro brand e non vogliono offrire la possibilità di dare il prodotto in private label.

I fornitori locali puntavano più a lavorare con rivenditori che tenevano i loro prodotti in negozio o coffe shop o bar. Non quello che volevamo.

Abbiamo continuato la ricerca modificando i parametri di ricerca per renderli più specifici per quello che cercavamo.

I nuovi termini di ricerca sono stati “tea and coffee dropshippers”, “tea suppliers”, “white label tea”, “private rights tea”, “tea wholesalers” – e ovviamente i risultati ora erano veramente di tutto di più…

Non è facile trovare un fornitore. Dopo diverse email mandate e ricevute con molteplici fornitori ci hanno fatto capire che, nella maggioranza dei casi – nessuno voleva lavoare con noi a meno di non ordinare quantità minime.

E noi non potevamo garantire un ordine minimo perché stavamo appena partendo.

A questo punto abbiamo deciso di andare in profondità.

Arrivati alla pagina 10 dei risultati di Google abbiamo iniziato a essere un po’ scoraggiati. Ma una cosa che abbiamo trovato essere il modo migliore perché qualcuno ci prendesse sul serio è stato alzare il telefono e parlare con qualcuno.

E’ abbastanza intimidente dover parlare con qualcuno e sostanzialmente vendere al telefono il tuo business che non esiste – ma è di solito la cosa che funziona meglio e nel nostro caso ha infatti funzionato.

Dopo tutte le ricerche, alla fine abbiamo trovato un dropshipper che ci ha offerto tutto quello che chiedevamo.

Ci hanno offerto:

  • Basso costo per prodotto
  • Private label
  • Packaging
  • Bassi costi di spedizione all’interno degli USA

Una delle cose migliori di questo dropshipper è che chiaramente gestito da una persona che ci tiene al prodotto.

Erano disponibili a parlarci al telefono e via email ed erano veramente sul pezzo quando si trattava di rispondere alle nostre domande.

Nota: Abbiamo deciso di non divulgare il nome del dropshipper perché fa parte della promozione che facciamo con questo caso di studio (ndr: hanno regalato questo business a estrazione a un lettore).

Ordinato il campione e verificata la qualità

Prima di procedere, dovevamo avere alcuni campioni di prodotto da testare. Ovviamente, dovevamo provare il tè prima di venderlo, inoltre ne avevamo bisogno per fare le foto al prodotto. Così il fornitore ce l’ha spedito la mattina seguente.

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Purtroppo, spedirlo dagli USA al Canada (ndr: Shopify è a Toronto) ci è costato $30 a causa delle restrizioni di spedizione del dropshipper. L’altro costo di spedizione in Canada e in altri paesi fuori dagli USA ci ha fatto capire che saremmo stati limitati a vendere il prodotto solo negli Stati Uniti.

Appena ricevuto il campione, lo abbiamo testato in ufficio con diversi appassionati di tè e di matcha per avere la loro opinione. La reazione di tutti è stata assolutamente positiva.

Potevamo procedere.

Decidere il prezzo

Volevamo creare una brand abbastanza premium e perciò dovevamo prezzarla coerentemente. Abbiamo fatto un po’ di ricerche per vedere a quanto erano venduti prodotti simili. Il range di prezzo era $15–$30  per 30g di matcha.

Abbiamo deciso di fissare il nostro prezzo a $24.99. Il nostro costo era $10.25 per barattolo, quindi avevamo quasi il 60% di margine su ogni barattolo venduto. Nel mondo del dropshipping un margine del 60% è considerato decisamente alto.

Tenendo a mente differenti in mind different tattiche psicologiche di prezzo, sapevamo che la maggior parte dei consumatori associa prezzo con qualità. Il che lavorava a nostro vantaggio.

Creare e disegnare una Brand

Tenendo a mente il nostro prezzo premium e sapendo che c’è oggi un movimento verso lo stile di vita organico, puro, sano – sapevamo che il nostro negozio online e la nostra brand doveva riflettere questi concetti.

Abbiamo guardato a diverse brand e aziende “lifestyle” come SkinnyMe Tea, Lululemon e un po’ di account Instagram orientati al lifestyle.

Abbiamo visto alcuni punti in comune in termini di design e colore. Molto spazio bianco, font chiari e un copywriting che punta a comunicare il concetto di un “tu migliore”.

Ed è esattamente quello su cui alla fine ci siamo focalizzati – e, come vedrai tra poco, è stato comunicato con il testo e i contenuti di branding nel nostro sito Ecommerce.

Decidere il nome del Prodotto/Business

Per quanto riguarda il nome del prodotto e del business volevamo qualcosa di semplice e amichevole. Abbiamo deciso di provare alcuni generatori di nomi descritti in questo post, compreso quello offerto da Shopify.

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Dopo un po’ di brainstorming e dopo aver usato i diversi servizi, siamo arrivati a una lista di 12 possibili nomi:

  • Pure Matcha
  • Matcha Love
  • Zen Matcha
  • Official Matcha
  • Touch of Matcha
  • Taste of Matcha
  • Hello Matcha
  • Daily Matcha
  • Inspire Matcha
  • Matcha Lux
  • Dreaming Tea
  • Dreaming Matcha

Alla fine, abbiamo scelto Hello Matcha. Hello Matcha era semplice, amichevole, facile da ricordare ed era coerente con la brand che volevamo costruire — inoltre il “.com” era disponibile.

Come creare un logo semplice ed efficace

Quando abbiamo dovuto creare il logo, volevamo qualcosa che comunicasse la brand “pulita”, “fresca” e “pura” che stavamo cercando di creare.

Se avessimo avuto tempo, avremmo considerato di usare un designer per aiutarci a creare il logo che volevamo per la nostra brand: sfortunatamente, non avevamo il tempo di fare così.

Nessuno nel team è un designer, ma sappiamo usare a livello base Adobe Photoshop — così abbiamo scelto un logo che usasse una singola font invece che un sacco di grafica.

Dopo un po’ di tentativi e valutazioni sulle possibili font, abbiamo completato il nostro logo.

Abbiamo usato una semplice font sans-serif font e una delle forme standard disponibili su Adobe Photoshop per la foglia di tè.

Il risultato finale:

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Niente di troppo complicato, ma comunicava bene quello che volevamo e funzionava bene in varie dimensioni. Era perfetto per noi.

Nota: Se stai iniziando, non hai Photoshop e vuoi creare il tuo logo fai-da-te, guarda questi generatori di loghi o alternative a Photoshop come Pixlr.
(ndr: Io per creare i loghi uso Powerpoint o anche l’applicazione per presentazioni presente in Drive)

Creare le etichette adesive

Il passo successivo è stato creare le etichette del prodotto. Ci sono voluti un po’ di tentativi. Poiché non spedivamo materialmente noi il prodotto, dovevamo essere sicuri che le etichette avessero la giusta misura, colore e fossero della più alta qualità possibile senza essere troppo costose.

Dopo aver parlato con il dropshipper, abbiamo avuto le dimensioni esatte, cosi abbiamo potuto iniziare il lavoro. Abbiamo provato diversi disegni in Photoshop, piuttosto semplici, ma efficaci.

Cose che volevamo nell’etichetta:

  • Logo
  • Istruzioni
  • I nostri account social media
  • Una massima sul vivere sano e il tè

Dopo circa 30 minuti, abbiamo creato alcune versioni:

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Eccole stampate su carta:

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E siamo stati tutti d’accordo nel scegliere la definitiva:

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Abbiamo ordinato alcuni campioni di etichetta adesiva al costo di $16.95 da un service di stampa dietro il nostro ufficio. Questo solo per vedere come venivano in reale.

E’ stato un feeling fantastico toccare le etichette e vedere il prodotto che stava prendendo forma.

Dopo che abbiamo visto i campioni locali e siamo stati contenti del risultato, abbiamo mandato il file di stampa al servizio online di stampa etichette adesive StickerGiant al costo totale di $85.56 per 250 etichette autoadesive.

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Abbiamo fatto spedire un po’ di etichette direttamente al dropshipper che le avrebbe applicate ai barattoli di matcha in modo da risparmiarci un po di tempo.

Foto al prodotto con i nostri smartphone

Per rimanere in linea con la natura “economica” del nostro progetto e anche considerando il poco tempo a disposizione, sapevamo che non potevamo usare un servizio di foto professionale. Anche se sarebbe stato ideale, non era un’opzione valida per noi.

La buona notizia è che con la nostra passata esperienza e con blog post tipo questo e questo, sapevamo che potevamo usare i nostri smartphone e un po’ di magia per produrre grandi foto di prodotto.

Abbiamo qui di trovato un posto ben illuminato nel nostro ufficio, vicino alla finestra e abbiamo messo là il nostro barattolo campione su una superficie bianca.

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Con un iPhone 6, abbiamo scattato un po’ di foto a diverse angolature.

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Quando abbiamo avuto una decina di foto circa, le abbiamo esportate sul computer e abbiamo fatto delle modifiche semplici con Adobe Photoshop solo per aumentare la luminosità.

Per avere una bella immagine chiara del barattolo isolato su sfondo bianco abbiamo usato il servizio di rimozione dello sfondo Clipping Magic. Questo ci ha lasciato con un bel prodotto, isolato su sfondo bianco.

Se avessimo avuto più tempo, avremmo potuto mandare le nostre foto a uno dei molti servizi che si integrano con Shopify (PixelzPixc) che rimuovono lo sfondo dalle foto per un costo di circa $2.00/foto.

Qui sotto potete vedere alcune delle nostre foto, prima e dopo.

Prima:

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Dopo:

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Prima:

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Dopo:

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Creare il nostro Ecommerce con Shopify

Poiché vendevamo solo un prodotto senza variazioni, ci serviva un tema che fosse valido per mettere in evidenza un solo prodotto.

Anche se avremmo facilmente potuto usare un tema gratuito dal Shopify theme store, abbiamo deciso di spendere un po’ del nostro budget e acquistare Startup Theme ($180).

E’ bello, facile da modificare e offre un sacco di funzionalità aggiuntive in termini di layout dei contenuti che altrimenti richiederebbero di modificare il codice. Il team di Pixel Union ha fatto veramente un gran lavoro con la realizzazione di questo tema – altamente raccomandato per qualsiasi proprietario di negozio online su Shopify.

Inoltre, volevamo creare un negozio online che chiunque potesse realizzare, così abbiamo evitato qualsiasi modifica che richiedesse di mettere le mani sul codice.

Le componenti chiave di cui avevamo bisogno affinchè il negozio desse l’impressione che volevamo erano:

Dopo un po’ di ore di lavoro, Hello Matcha Tea era nato:

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Creare la pagina prodotto

Le pagine prodotto sono importanti e realizzarle bene è vitale per avere buone conversioni. Questa è la pagina dove la gente fa le decisioni d’acquisto, alla fine. C’erano diverse cose che volevamo evidenziare in questa pagina:

  1. Nome prodotto
  2. Prezzo
  3. Foto prodotto di alta qualità
  4. Quantità (30g)
  5. Descrizione
  6. Istruzioni su come usare il prodotto
  7. Informazioni generali sul tè matcha
  8. Vantaggi dell’uso del tè matcha

Abbiamo creato questa pagina prodotto:

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Questa prima parte del caso studio termina qui.

Nella seconda parte – che pubblicherò nei prossimi giorni qui su Guida Ecommerce – vedremo tutte le attività di marketing che sono state fatte e i risultati di vendita ottenuti.

Cosa possiamo imparare?

Cosa possiamo imparare da questa prima parte del caso studio di Hello Matcha? 

Possiamo imparare che si può veramente creare un business da zero nell’Ecommerce in pochi giorni e che i problemi non sono mai tecnici.

Ci vogliono competenze multidisciplinari (meglio essere in più persona), ma abbastanza medie. E i problemi sono decisamente più organizzativi che tecnici… e sono di più all’inizio di tutto il progetto.

Infatti…

  • Ci vogliono competenze multidisciplinari – Per mettere in piedi questo business di Ecommerce il team (di 4 persone) ha mostrato competenze in termini di capacità di analisi del mercato, conoscenza dei principi di branding, competenza dal punto di vista grafico e di copywriting. Tuttavia, come si è visto, si trattava di competenze abbastanza medie e accessibili.
  • Bisogna trovare soluzioni semplici – Tutte le soluzioni trovate sono state semplici, con l’obiettivo di essere fattibili nel poco tempo a disposizione. Magari non le ottimali, ma comunque buone abbastanza da ottenere un risultato professionale e procedere.
  • Si può fare tutto in poco tempo – Questo caso studio punta sulla dimostrazione che è possibile realizzare un business online di Ecommerce partendo da zero in soli 3 giorni. E ce la fanno.
  • Le difficoltà maggiori sono organizzative, non tecniche – Come si è visto, le difficoltà maggiori sono state organizzative (trovare il fornitore), mentre tutti i problemi e le soluzioni tecniche sono state abbastanza semplici. E in ogni caso concentrate all’inizio del progetto.
  • Shopify è veramente semplice e potente – Il sito realizzato (veramente in qualche ora) dal team è molto professionale, ottimizzato per l’Ecommerce e senza alcun bisogno di competenze tecniche.A proposito di quest’ultimo punto ti ricordo che anche se il servizio Shopify è in inglese, esiste il corso Ecommerce Veloce che ti spiega come usarlo, totalmente in italiano.

Canali di vendita e strategie di marketing: avanti tutta

Il marketing sta tutto nel trovare i giusti canali [di marketing] per il tuo particolare business e trovare quanti più potenziali clienti qualificati sia possibile. Abbiamo utilizzato diversi canali di vendita nel tentativo di ottenere quanti più risultati possibile in 3 giorni.

Alcuni hanno funzionato meglio di altri e alcuni hanno fallito miseramente. Ma abbiamo voluto includerli tutti in questo studio per mostrarvi che dovete testare e sperimentare per capire cosa funziona per il vostro business.

Tutti con le maniche rimboccate e l’orologio che scandiva il tempo impietosamente, abbiamo iniziato le nostre attività di marketing, un canale alla volta.

Contatto personale con amici e parenti

Siccome il nostro fornitore poteva spedire il prodotto a costi accettabili solo in USA, c’è stata solo una persona del team che poteva contattare amici e parenti perché gli altri erano in Canada e avevano per lo più amici e parenti canadesi.

Usando una combinazione di Skype, email, Facebook, Twitter e Google chat, Tommy ha contattato tutte le persone della sua cerchia personale e professionale che pensava potessero essere interessate a provare il nostro tè matcha.

Ecco come appariva lo schermo del suo computer durante questa fase di contatto di amici e parenti:

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Questa attività si è dimostrata molto efficace nel primo giorno perché diverse vendite sono arrivate da questo contatto uno-a-uno.

Non tutti quelli contattati hanno acquistato. Tuttavia, di quelli contattati che non hanno acquistato, nessuno si è dimostrato infastidito.

Risultati: 6 vendite

Product hunt

Product Hunt è una community online che ogni giorno presenta i migliori nuovi prodotti. Di solito le persone condividono sul sito le ultime app mobile, siti internet, progetti hardware e prodotti tecnologici. Può essere un canale efficace per lanciare nuovi prodotti e idee, tuttavia, ogni post deve essere approvato da un moderatore.

Per nostra fortuna, un membro del team aveva un amico che è uno dei moderatori a Product Hunt. Contattandolo è riuscito ad avere Hello Matchafuori dalla coda di moderazione e messo subito sul sito per essere votato.

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Questo si è dimostrato estremamente efficace, perché Product Hunt ha mandato oltre 900 visitatori al nostro sito Hello Matcha.

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Questi 902 visitatori si sono convertiti in 12 vendite. Anche se questa attività si è dimostrata essere una grande fonte di traffico e di vendite, la lezione qui non è necessariamente “cerca di mettere il tuo prodotto su Product Hunt”, ma piuttosto ragionare su chi, nella tua rete di conoscenze ha accesso a molte persone o può aiutarti in qualche modo.

Naturalmente, Product Hunt è solo uno dei tanti siti che propongono liste verificate di nuovi prodotti. Sicuramente vale la pena cercare altri blog o siti che lavorano nello stesso modo.

Risultati: 902 visite, 12 vendite

Reddit

Reddit è un enorme sito di passatempo, social networking e notizie che copre ogni tipo di argomento e presenta tra i più interessanti contenuti, immagini, video e “cose divertenti” che si trovano su Internet.

La cosa più importante, tuttavia, è che Reddit ha i “subreddit”—categorie dedicate a argomenti e interessi specifici che possono essere fonti di traffico qualificato. Lo abbiamo visto con i nostri occhi nel nostro business e documentato da altri come Beardbrand.

Reddit richiede tuttavia un approccio ragionato e attento, perché i suoi utenti sono brillanti e protettivi della loro comunità.

In altre parole, nella maggior parte dei casi non vogliono che gli si venda qualcosa direttamente sul sito.

Il nostro approccio a Reddit è stato quello di creare qualcosa di divertente e informativo per gli appassionati di tè che era mostrato sul nostro blog Hello Matcha e che potevamo linkare da subreddit interessati all’argomento “tè”.

Nella nostra ricerca per idee su un contenuto che funzionasse con la nostra audience, la prima cosa che abbiamo fatto è stata andare suBuzzSumo – un sito che ti permette di ricercare contenuto rilevante per i tuoi scopi usando keyword e poi ti mostra il contenuto più popolare basato sulle condivisioni social (social shares, NdT).

Abbiamo quindi cercato contenuto che fosse popolare con la keyword “tea” negli ultimi 6 mesi. Il nostro obiettivo era trovare qualcosa che fosse già popolare, ma che potessimo “re-impacchettare, ri-contestualizzare e ri-pubblicare” in un modo nuovo.

Un risultato che sembrò interessante era un articolo “clickbait” su Diply that aveva oltre 91.000 condivisioni. L’articolo contiene un video sull’uso creativo e utile delle bustine di tè usate:

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Ecco l’articolo su Diply:

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Mentre i tipi di Diply hanno deciso di focalizzarsi solo su uno dei trucchi del video nella loro headline, il video contiene cinque altri trucchi che abbiamo pensato potessero essere considerati interessanti.

Per cui, abbiamo fatto degli screenshot di ognuno dei trucchi nel video e li abbiamo re-impacchettati in un “list post” con il video completo alla fine del post – un approccio che usa frequentemente Buzzfeed.

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Con il post pubblicato sul nostro blog, era ora il momento di condividerlo su Reddit. Anche se questo post era relativo al tè, abbiamo realizzato dopo che era più su trucchi di vita  [life hacks] e modi per risparmiare soldi che sul tè, così abbiamo deciso di condividerlo su Today I Learned (TIL) – un subreddit dedicato a far conoscere fatti e informazioni interessanti.

Ecco il nostro post su Reddit:

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Questo post ha generato 11 upvote, 8 commenti and 48 visualizzazioni per il post sul nostro blog. Tuttavia, zero vendite.

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Abbiamo capito subito che anche se eravamo in grado di generare visite, non erano visitatori in target. Avevamo bisogno di mostrare il nostro contenuto a veri appassionati di tè.

Quindi, siamo andati su /r/tea e abbiamo notato che alle persone piaceva scrivere post su servizi da tè particolari e che questi post prendevano molti upvote. Abbiamo così filtrato il subreddit per i post più apprezzati nell’ultimo anno e raccolto le foto dei servizi da tè più votati.

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Poi, abbiamo scaricato le foto e le abbiamo aggregate e re-impacchettate in un post sul nosto blog che abbiamo condiviso su Reddit:

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Sfortunatamente, questo post non ha avuto possibilità di portare molto traffico al nostro sito perché è stato rimosso dai moderatori di Reddit quasi subito anche se non infrangeva nessuna regola del sito (per quel che abbiamo capito).

Ma è un altro esempio di come Reddit sia un sito difficile da gestire per scopi di marketing e come devi spendere del tempo per capire la cultura del subreddit su cui stai postando.

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Nel complesso Reddit si è dimostrato essere un’interessante fonte di traffico e anche se non ha generato vendite con questi due tentativi, siamo stati tutti d’accordo che avesse potenziale. Per esempio, oltre ai subreddit che abbiamo usato potevamo esplorare modi per partecipare e farci conoscere nelle community /r/shutupandtakemymoney, /r/TeaPorn,/r/muglife.

Risultato: 109 visite, zero vendite

 

Instagram

Abbiamo già discusso di Instagram marketing e sappiamo che può essere un potente canale di marketing e che, se usato correttamente, può portare a un sito di Ecommerce traffico altamente targettizzato e vendite.

Abbiamo iniziato subito a cercare popolari influencer Instagram con centinaia di migliaia di follower che potessero essere un buon ponte tra il nostro prodotto e la loro audience.

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Abbiamo lavorato un po’ di ore e accumulato una lista di potenziali account da contattare nella speranza che ci permettessero di acquistare un post sponsorizzato sui loro account. Questo significava pagare loro una cifra per mettere un’immagine di nostra scelta con un potenziale @hellomatchatea shoutout.

Alcune delle categorie di account che abbiamo valutato inizialmente sono state:

  • Health & Fitness (salute e benessere)
  • Yoga
  • Tea
  • Weight Loss (perdita di peso)
  • Workout Apparel (abbigliamento sportivo)

Abbiamo trovato questi account tramite questi hashtag su Iconosquare:

#tea #teaaddict #teagram #tealovers #teatime #teacup #teaoftheday #healthy #tealover #matcha #matchatea #followyourdreams #afternoontea #instatea #like4like #fitness #teatox #detox

Sfortunatamente, molti degli account che abbiamo trovato non volevano lavorare con noi con un budget così piccolo ($30-$60) o in un tempo così breve. Infatti, molti degli account che abbiamo contattato ci hanno risposto solo alcuni giorni dopo la fine di questo esperimento.

Per cui ci siamo limitati a commentare, fare like e seguire gli account che potevano condividere l’interesse con il viver sano e il tè.

Siccome Instagram permette link solo nel testo del Bio e non nei post e siccome e’ un’app mobile, c’è un sacco di attrito per portare l’utente da Instagram alla pagina di checkout di un sito di Ecommerce.

Per questo motivo, crediamo che le vendite che sono venute “dirette” – da persone che scrivevano l’url del sito direttamente nei browser – potrebbero essere derivate da chi ha visto Hello Matcha su Instagram.

Se dovessimo rifarlo, quasi sicuramente offriremmo uno specifico codice sconto ai follower su Instagram così da avere un metodo semplice per fare il tracking dei clienti.

Risultati: 12 vendite (presunte)

Pinterest

Pinterest era un altro canale di vendita che volevamo assolutamente esplorare e provare. Una ricerca veloce per ‘matcha’ su Pinterest ha mostrato centinaia di pin per ricette a base di matcha recipes che ottenevano centinaia di repin:

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Anche se questa cosa era molto promettente, sapevamo che non avevamo tempo per crescere organicamente un seguito su Pinterest in soli tre giorni. Quindi, invece di iniziare a creare la nostra audience, abbiamo deciso di provare a usare l’audience di qualcun altro. Questo ha significato trovare un account che accettasse post/pin sponsorizzati.

Mentre stavamo cercando pin con matcha, abbiamo notato alcune ricette per “sani latte al tè verde” che erano molto popolari. Dopo un po’ di ricerca online, abbiamo trovato una ricetta per creare una versione del “latte al tè verde” di Starbucks e l’abbiamo messa sul nostro blog con una foto che potesse essere “pinnata” (condivisa su Pinterest).

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Per trovare un posto dove mettere il nostro post/pin, abbiamo cercato account relativi a vita sana e fitness che avessero ricette “sane”. Poi, tra questi, per account che avessero siti web con informazioni di contatto e le abbiamo usate per contattarli con una semplice email:

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Traduzione:

Ci ha risposto il proprietario dell’account:

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Traduzione:

Questo account per lo più metteva pin relativi a salute e fitness e aveva oltre 11.000 follower, così abbiamo pensato che per $20 poteva valere la pena fare una prova.

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Abbiamo pagato via Paypal e poco dopo il nostro pin è andato online:

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Il pin ha generato 50 repin, 7 like and 17 visite alla pagina del blog:

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Alla fine, tuttavia, non abbiamo potuto attribuire alcuna vendita a questa campagna. Anche se è stato un po’ seccante, non ci ha sorpreso. Con più tempo a disposizione e fatto come si deve, Pinterest ha potenziale per essere un importante canale di vendita per questo business – specialmente se ci focalizziamo sul creare e curare ottime ricette con matcha affinché siano condivise.

Risultati: 17 visite, zero vendite

Nota: Questo è un approccio molto differente dai nuovi Pinterest Buyable Pins. Leggi informazioni su questa modalità di promozione qui.

Facebook Ads

Naturalmente eravamo interessati anche a provare Facebook Ads per potare traffico e ottenere vendite, così abbiamo creato una piccola campagna Facebook ad campaign che mandava i visitatori alla homepage Hello Matcha.

Ecco l’annuncio che abbiamo creato:

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Traduzione (testo):

Per questo annunci, abbiamo targettizzato utenti Facebook negli USA con età 18-50 che erano interessati a “green tea”, “matcha”, “Gyokuro and Sencha” (tipi di tè verde), and “David’s Tea” – una famosa marca di tè.

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Abbiamo speso un totale di $24.11 sulla piattaforma Facebook che hanno portato:

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  • 45 visitatori sul sito di Hello Matcha
  • 1 Vendita

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Sebbene abbiamo perso soldi con i Facebook Ads ($24,11 di spesa per circa $14 di profitto dalla vendita) è importante notare che la campagna era molto limitata. Non abbiamo speso alcun tempo per migliorarla, modificando l’audience, la creatività o il copy.

Crediamo sinceramente che i Facebook Ads possano essere un canale di promozione efficace, dedicando tempo e attenzione.

Risultati: 45 visite, 1 vendita

 

 

Twitter

Non ci siamo focalizzati su Twitter come canale di marketing. Tuttavia, tutti i componenti del team hanno mandato un tweet sul nostro nuovo negozio online e hanno ricevuto alcuni retweet. In totale, Twitter ha portato 184 visitors, and una vendita che è venuta da questo tweet:

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Resultati: 184 visite, 1 vendita

Risultati dei canali di marketing – Riassunto

Alla fine del terzo giorno di questa maratona, ci sentivamo esausti, ma con una bella sensazione di aver raggiunto un obiettivo.

Ecco il riassunto finale di risultati:

Traffico totale: 2.414

Aggiunto prodotto al Carrello: 101 (4.18%)

Arrivati alla pagina di Checkout: 97 (4.02%)

Acquisti: 32 (1.33%)

Totale vendite: $922.16

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Alcune delle vendite erano di difficile attribuzione. Tuttavia, basandoci sull’analisi di tutti i dati, ecco le vendite divise per canale di marketing.

  • 6 Vendite dirette (amici e parenti)
  • 12 Product Hunt
  • 0 Reddit
  • 0 Pinterest
  • 1 Twitter
  • 1 Facebook
  • 12 Instagram/dirette*

(*) Siccome Instagram permette link solo nel testo del Bio e non nei post e siccome e’ un’app mobile, c’è un sacco di attrito per portare l’utente da Instagram alla pagina di checkout di un sito di Ecommerce.
Per questo motivo, crediamo che le vendite che sono venute “dirette” – da persone che scrivevano l’url del sito direttamente nei browser – potrebbero essere derivate da chi ha visto Hello Matcha su Instagram. Ma chiaramente non possiamo essere certi.

Spese operative e di marketing

Ci siamo dati un budget di $500 all’inizio, ma abbiamo speso un po’ di più. La spesa più grossa è stato il tema premium di Shopify che non era necessario per questo business… ma ci piaceva così tanto il design che non abbiamo potuto resistere.

Gli altri costi sono stati veramente minimi e comprendevano cose come le etichette adesive. Avremmo voluto poterne comprare meno, ma non c’era questa possibilità.

Tutti gli altri costi sono stati veramente minimi. Ecco un riassunto dei costi:

  • Tema premium di Shopify (Startup by Pixel Union) – $180
  • Dominio – $10.17
  • Campione di prodotto – $41.25
  • 250 Etichette adesive – $85.56
  • Etichette di esempio – $16.95
  • Facebook Ads – $24.11
  • Pinterest Sponsored Post – $20.00
  • 32 Barattoli di tè Matcha @ $10.25 l’uno – $328
  • $5 costo di spedizione x 32 tins – $160

Costi totali: $866.04

  • 32 Barattoli of Matcha + Costi di spedizione ricevuti – $922.16

Total Revenue: $922.16

Profitto: $56.12

Sebbene abbiamo fatto “solo” $56.12 di profitto, molti dei costi che abbiamo elencato sopra sono costi di startup da effettuare una sola volta e spese per test di marketing. Siamo sicuri che nel tempo possiamo certamente ottimizzare e rifinire il nostro approccio e aumentare la profittabilità di questo business di Ecommerce.

Cosa possiamo imparare?

Cosa possiamo imparare da questa seconda e ultima parte del caso studio di Hello Matcha? 

Possiamo imparare che il marketing online richiede una certa competenza e difficilmente si vedono risultati in pochi giorni.

Mentre nella prima parte abbiamo visto come tutti i problemi sono stati risolti bene e velocemente, in questa seconda parte abbiamo visto che diversi problemi avrebbero richiesto molto più tempo per essere risolti.

E che, in ogni caso, richiedevano una certa “sensibilità di marketing” non banale.

Infatti…

  • Il social marketing non è semplice come appare – In teoria, il social marketing (ovvero creare contenuti che vengono letti, condivisi e cliccati) sembra una cosa alla portata di tutti. Effettivamente, se le potenzialità e gli strumenti sono alla portata di tutti, per ottenere risultati devi avere una buona sensibilità di marketing e un bel po’ di tempo per ottimizzare le soluzioni.
  • Quasi sempre è meglio investire soldi invece che tempo – In sostanza i risultati sono arrivati con modalità certe quando si è investito del denaro in cambio di “annunci pubblicitari”. Negli altri casi, i risultati, quando sono arrivati, sono stati inaspettati o non si è potuto valutare con sicurezza se erano collegati all’attività. È tuttavia molto probabile, che impiegando tempo si possano far funzionare i canali social gratuiti.
  • Facebook è il canale più efficiente, ma non è banale andare in profitto – La campagna Facebook ha ottenuto traffico rapidamente e ha anche convertito in vendite. Tuttavia, il ROI è stato negativo in questo test. Fondamentalmente la campagna Facebook Ads richiede di essere ottimizzata.

E ora?

Spero che questo caso studio ti abbia mostrato almeno 2 cose:

  • oggi è realmente possibile creare da zero un business di Ecommerce in pochissimo tempo
  • le attività di marketing sono effettivamente la cosa più complessa di un business online e che richiede più tempo e competenza

Ti serve una mano per programmare le operazioni di marketing digitale del tuo web business? Contattaci per un servizio di Social Media Marketing coi fiocchi!

IndieGoGo vs Kickstarter – Principali Differenze

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IndieGoGo vs Kickstarter

IndieGoGo è molto più aperto di Kickstarter. Il suo fondatore Slava Rubin ha detto in un intervista che IndieGoGo è fatto per “permettere a tutti di raccogliere soldi per un’idea”. (http://www.filmthreat.com/interv…).

Finché rispetti i termini di IndieGoGo, che sono molto ragionevoli (ad esempio, non violare la legge, non vendere narcotici, armi da fuoco, schemi ponzi, etc. – http://www.indiegogo.com/about/t…), puoi postare il tuo progetto anche subito, senza aspettare che qualcuno presso IndieGoGo faccia una review di valutazione e lo approvi. Al contrario, lo staff di Kickstart rivede ogni progetto proposto e può rifiutare qualsiasi idea se non rispetta le sue più strette regole (http://www.kickstarter.com/help/…).

C’è da dire che Kickstarter ha occasionalmente sospeso progetti dopo che erano stati lanciati – in questo documento ci sono 45,815 progetti scartati in ordine discendente di status https://www.google.com/fusiontab…. Altri due progetti sospetti (non inclusi) sono http://www.kickstarter.com/proje… e http://www.kickstarter.com/proje…. L’ultimo è un progetto che è stato sospeso per il motivo sbagliato – è stato classificato come un social network nonostante il software chiaramente non fosse un social network.

IndieGoGo Logo

 

In sintesi, con IndieGoGo puoi finanziare molti più tipi di progetti ed utilizzare molti più tipi di ricompense: esercizi, fitness, cosmetici, prodotti di cura personale, prodotti per la casa, codici sconti e coupons, materiale per animali domestici, materiale di self-help, progetti di social network, piccoli business, etc.

Un’altra grande differenza di IndieGoGo è il “Flexible Funding” – puoi tenere tutti i contributi che ottieni, anche se non raggiungi il tuo obbiettivo. I contributi affluiscono direttamente nel tuo account man mano che vengono versati dai backers. Kickstarter invece è un “tutto o niente” e devi aspettare fino alla fine della campagna e poi successivamente altre 3 settimane (http://www.kickstarter.com/proje…). Altro riguardo il Flexible Funding: http://support.indiegogo.com/ent…
Kickstarter è limitato a certe aree geografiche. IndieGoGo è internazionale.

L’unico downside di IndieGoGo (correntemente), è il suo branding. Kickstarter è molto più conosciuto al momento (con oltre 3 milioni di utenti) Nonostante ciò, c’è da notare che il 70% dei backers dei progetti sono gente che è nuova alle piattaforme di crowdfunding – http://www.kickstarter.com/blog/..

In conclusione

La scelta dipende molto dal tipo di progetto, troppo per fare previsioni sulla mera base di come funziona IndieGoGo e come funziona Kickstarter. Tuttavia se dobbiamo tirare le somme, la gestione e la politica interna di IndieGoGo è nettamente superiore. Kickstarter lo schiaccia però da un punto di vista di branding a partire dal nome, molto più accattivante.

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Hai avuto un’idea brillante e ti stai addentrando nel mondo delle startup e magari anche del crowdfunding per svilupparla. Lascia che qualcuno ti aiuti e richiedi una consultazione gratuita con un esperto.

Elon Musk – Progetti e Obbiettivi

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Elon Musk – Visionario o Pazzo?

Elon Musk è un icona dei nostri tempi. Imprenditore visionario, forse un po’ psicopatico, forse troppo passionale ma sicuramente brillante e deciso. Ha rischiato la bancarotta più volte ed ha fatto molte decisioni discutibili.
I suoi obbiettivi? Sogni mirabolanti per molti eppure sembra che lentamente, magari impiegando più tempo e denaro di quello che aveva previsto, stia arrivando lì dove tutti pensavano fosse impossibile giungere.

I Suoi Obbiettivi… I Più Verosimili

Facciamo una piccola rassegna di alcuni dei più notevoli raggiungimenti di Elonk Musk e le sue società:

  • Fondata nel 2002, SpaceX nel 2008 ha messo in orbita il primo razzo sviluppato a livello commerciale.
  • SpaceX ha costruito la più economica piattaforma di lancio del mondo e nel 2015 ha fatto rientrare in orbita e atterrare dove era stato lanciato la parte più costosa del razzo. Nel 2016 ha fatto lo stesso su una piattaforma sull’oceano. Con questo meccanismo si possono tagliare i costi già economici del 75%. E l’hanno fatto di nuovo su traiettorie più complesse e difficili, quindi la soluzione sembra sostenibile e ripetibile. Ciò apre le porte a molte opportunità di commercializzazione dello spazio.
  • E’ ancora in corso ma SpaceX ha consegnato un habitat gonfiabile dall’aeroporto di Bigelow all’ISS per testarlo. Questa è una tecnologia chiave per la colonizzazione di Marte.

SpaceX Dragon - Atterraggio su Marta

  • Realizzato la Tesla Roadster. Completata.
  • Commercializzato una delle più vendute premium sedan di lusso in NA ed Europa, con un costo confrontabile con l’Honda Odyssey minivan.
  • Macchina da 35.000$ completamente elettrica. Tesla Gigafactory sta costruendo le batterie per realizzarla mentre l’industria automobilistica Tesla ha tutte le carte in regola per soddisfare la richiesta che consta già 400 mila pre-ordini.

2014 Vorsteiner Tesla Model P85

  • Generazione di elettricità con zero emissioni. Musk vuole acquistare SolarCity che si occupa di questo problema tramite pannelli solari. Nonostante ciò soddisfare completamente questa premessa non sarà facile.
  • Programma di di costruire con la prossima generazione macchine di piccola taglia alla portata davvero di tutti.

 

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Flat Design 2.0 – Un Nuovo Trend

Flat Design - Un Nuovo Trend

Flat Design 2.0 – Un Nuovo Trend

 Il flat design ha colpito il mondo del design con impeto negli ultimi anni ma nessun movimento di design rimane 100% ligio alle sue radici e i suoi ideali. Questo è esattamente quello che sta succedendo con il flat design: sta gradualmente subendo sottili ma significativi cambiamenti contrapposti al suo iter originale.

Questi cambiamenti sono stati abbastanza per far coniare agli esperti e agli osservatori della nuova chimera il termine Flat Design 2.0. Il 2.0 è molto interessante perché sottolinea la fine separazione fra appena abbastanza cambiamento da alterare l’esperienza dell’utente e rimanere fedeli ai suoi principi originali.

L’evoluzione del Flat nel 2.0 era inevitabile, perché man mano che i designer iniziavano a sentirsi a loro agio col Flat design, hanno iniziato a notare che nonostante tutta la sua popolarità c’erano dei problemi che non venivano gestiti adeguatamente. Così ora abbiamo il 2.0 per risolvere alcuni di questi problemi.

le origini del flat design

Guarda al Flat design come una sorta di ribellione contro l’allora popolare stile di design scheumorfismo. Si basava su effetti 3D per copiare proprietà del mondo reale degli oggetti sfruttandolo come modo per instaurare familiarità per fornire così aiuto all’utente. Per esempio, nelle interazioni iniziali con il Kindle Fire di Amazon, c’era uno scaffale 3D sullo sfondo per rinforzare lo scopo del tablet per la lettura.

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Quando Apple, un enorme proponente del design  scheumorfico, decise, nel 2013, di abbandonare lo scheumorfismo, causò una grossa oscillazione verso il Flat, il quale è rimasto molto popolare negli ultimi anni. L’enfasi verso il minimalismo ha aiutato a spingerlo verso la sua corrente ubiquità.

Lo stile flat è caratterizzato dall’assenza di:

  • elementi sollevati che indichino all’utente che possono essere clickati;
  • elementi cavi o affondati che indichino all’utente che possono essere riempiti  (pensa ai campi per la ricerca o l’input)

TRANSIzione al 2.0

Nonostante il successo del flat, alcuni designer hanno iniziato a notare legittimi difetti che non erano presi in considerazione dalla community di design. Mentre il flat ha guadagnato un sacco di notorietà per il suo minimalismo, è andato un po’ troppo in là nella direzione dell’austerità. D’altro canto le caratteristiche di alcuni effeti 3D sono risultate eccessive e hanno influenzato l’esperienza dell’utente negativamente.

Perciò, era inevitabile che un altro cambiamento sarebbe avvenuto. E ‘ quello che sta succedendo oggi con l’avvento del flat design 2.0.

i problemi di utilizzo del flat design

Tutti i problemi di utilizzo possono essere riassunti nella seguente affermazione: il flat design tipicamente baratta i bisogni dell’utente per l’estetica.

In altre parole, i designer che fanno il design per un’interfaccia che sia “flat” porranno un sacco di enfasi sul mantenerla minimal, non-3D, e vibrante invece che mettere l’esperienza dell’utente per prima. Qui è dove di solito tutte le brutte cose succedono ed è per questo che il flat si è evoluto al 2.0.

Questi sono comuni problemi di utilizzo con il flat:

  • assenza di tutti gli elementi che aiutano a interpretare il significato (gradienti, ombre, sottolineature, etc.);
  • assenza di pattern familiari (blu, sottolineature per i links, etc);
  • assenza di indicazioni contestuali (Call To Action, copywriting che funzioni, etc.)

Forse l’esempio più noto nella memoria recente di noi tutti sono stati i problemi di utilizzo che ha avuto la Microsoft con il rilascio di Windows 8, con il così chiamato Metro UI. Questo design è stato il parossismo del flat perché ogni cosa è stata portata verso il piatto più estremo.

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L’esperienza dell’utente è stata terribile perché il design completamente piatto ha creato una situazione in cui non si davano gli indizi necessari all’utente per comunicargli cosa poteva essere clickato e cosa non. Come risultato, gli utenti sono stati forzati a spendere tempo extra per capire come fare cosa per via empirica o peggio ancora, facendo errori che avrebbero preferito evitare!

Come puoi vedere, lo schermo di Windows 8 è così piatto che è impossibile per le persone dire cosa clickare e cosa non clickare. Anche se gli utenti sono già familiari con la navigazione basica di un sito, ciò non significa che sia una buona idea rimuovere tutti gli indizi significativi (indizi che indicano agli utenti gli elementi della pagina con cui possono interagire) e gli indizi di affordances (indicazioni su come gli utenti possono interagire con gli elementi della pagina).

ottimi esempi di flat design 2.0

2.0 è un sottile cambiamento e miglioramento del flat, perciò potrebbe richiedere un po’ di concentrazione trovare un sito web con vere interfacce 2.0 ma ci sono già grossi esempio di 2.0 operativi.

LA GUIDA DI DROPBOX

La guida di Dropbox potrebbe a prima vista sembrare piatta ma se guardi più da vicino, vedrai suggerimenti 3D che comunicano chiaramente agli utenti che alcuni elementi sono sollevati sopra altri. Questo è principalmente evidente nell’immagine con la testa del ragazzo (sul lato sinistro) e quella del cacciavite (sul lato destro). Entrambe le immagini sono forti e hanno, benché sottili, bordi neri che comunicano profondità e l’impressione che soggiacciono sullo sfondo anziché fondersi con esso.

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TOLIA ICE CREAM

Tolia è pieno di sottili, sollevati effetti che danno l’impressione distinta del 3D mentre il design complessivo è ancora flat e minimal. L’impressione sollevata è presente nella headline, la sub-headline e la descrizione. Presenta anche il bottone per la Call To Action. Puoi ringraziare il sottile utilizzo d’ombre tutto attorno ai bordi di questi elementi per questo effetto sollevato.

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GOOGLE SANTA TRACKER

Senza troppo stupore, Google è sul vagone del 2.0, e la pagine del Santa Tracker mostra come si possa integrare il 2.0 in modo divertente e utile. Le sottigliezze del 2.0 abbondano sulla pagine in ogni cosa: dai gradienti e le ombre sulle varie costruzione e le bolle alle headline in impressione 3D in cima alla pagina.

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PUBLICIS GROUPE

La pagina del novantesimo anniversario di Publicis Groupe fa un ovvio utilizzo del 2.0.  Se guardi al lato sinistro della pagina, vedrai una combinazione di ombre e grandienti che scendono e irradiano verso l’esterno a partire dal pallido cerchio e sulla sezione blu sottostante. Il minimalismo rigido indica anche che l’estetica del design affonda ancora fortemente le sue radici nel flat.

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JUMEIRAH

Questo sito per un hotel di lusso negli Emirati Arabi è per lo più dominato da un enorme video sullo sfondo, nonostante ciò non distrae dal sottile contributo del 2.0. La scritta “Jumeirah Inside” sulla headline ha una sottile ombra che dà l’impressione del 3D mentre il tutto mantiene un look piatto.

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un evoluzione dettata dalla domanda

Nel mondo del design, le cose di solito cambiano perché c’è richiesta. Qualcuno nota che qualcosa manca e trova un modo di migliorare le cose, o qualcun’altro prende un concetto e lo porta a un altro livello.

Per quanto riguarda il 2.0, è definitivamente una combinazione di entrambi poiché i problemi di utilizzo sono sistemati estendendo il concetto originale in un modo che onora i principi del minimalismo che definiscono il flat.

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PHP vs Ruby – Un confronto realistico

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Abbastanza spesso si vedono sviluppatori che hanno un sacco di esperienza in un certo linguaggio di programmazione giocare un pò con qualche altro linguaggio per poi fare un veloce paragone fra i due, paragone che di solito è piuttosto privo di valore. Nonostante ciò riescono a generare guerre di click che risultano in un sacco di traffico.

Invece di fare ciò, ho pensato che sarebbe interessante fare una comparazione più equa, dalla prospettiva di qualcuno a cui piace davvero scrivere script sia in PHP che Ruby e che l’ha fatto per anni. Lo scopo non è di trovare un vincitore o un linguaggio migliore ma di evidenziare un paio di cose che mi piacciono di Ruby e del suo ecosistema.

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DIFFERENZE CONCETTUALI

Linguaggi diversi sono spesso comparati per determinare quale è migliore nonostante le differenze di base siano per lo più ideologiche. Qualche volta una cosa sembra ottima per un gruppo di persone, mentre la stessa cosa rende il linguaggio un incubo per altri sviluppatori.

Tenendo questo a mente, prima che io parli di quella parte di Ruby che mi piace un sacco, penso sia importante spiegare alcune di queste differenze concettuali.

Metodi, Variabili, Proprietà?

PHP spesso usa una sintassi differente per accedere a proprietà, metodi o variabili. Ruby non lo fa.

PHP

Ruby

I più pedanti evidenzieranno che attr_reader :turtle definisce un metodo in modo dinamico, il quale è usato per accedere a @turtle, rendendo turtlebike la stessa cosa.  Uno sviluppatore PHP che voglia usare turtle con nessun metodo o nome di variabile esplicitamente definito sarà incredibilmente confuso riguardo a da dove arrivi.

Questo non dovrebbe causarti problemi troppo spesso ma di tanto in tanto può succedere. Qualche volta un membro di un team potrebbe cambiare un attr_reader in un metodo o vice-versa, e ciò potrebbe causare problemi.

Detto questo, Ruby permette la creazione di API veramente flessibili e la possibilità di fare cose straordinarie al volo.

Qualsiasi cosa che chiami trip.canceled_at riceverà un valore nullo per questo campo.

Type Hints vs. Duck Typing

Il PHP ha aggiunto il type hinting opzionale dalla versione 5.0 per gli argomenti. Potresti avere bisogno di array, nomi di classi specifici, interfacce o elementi astratti, etc. Il PHP 7.0 permette di ritornare il type hinting tramite il type hint scalare. E stato a lungo discusso con molti pareri negativi ma alla fine è stato approvato ed è ancora qua, tuttavia completamente opzionale.

Ruby letteralmente non ha niente di tutto ciò. Usa il “duck typing”: invece  di dire “l’argomento deve essere un’istanza di una classa che implementa FooInterface” e sapere che FooInterface avrà un metodo con argomento (int $a, array $b), essenzialmente dici:”L’argomento può essere letteralmente qualsiasi cosa che risponda al metodo, e se non risponde possiamo sempre inventarci qualcos’altro”.

Ruby

 

E’ molto flessibile ma per alcuni avrà un sapore dolce-amaro. Specialmente in un linguaggio come il PHP dove i valore int(0) o int(1) sono considerati valori boleani, prendere qualsiasi variabile e sperare che funzioni può essere una mossa che spaventa.

In PHP dobbiamo definire due funzioni differenti.

Detto questo, se volessi usare lo stesso identico approccio ma con il duck typing in PHP, potremmo facilmente farlo:

Pretendere che Ruby sia “migliore” perché usa il duck typing potrebbe portare fuori strada ma è un’argomentazione molto comune. Potresti preferire questo approccio e con PHP puoi adottarli entrambi ma prettamente a Ruby manca una feature che PHP ha. Poter fare quello che voglio dà un punto di vantaggio per PHP.

Detto questo, ci sono tanti sviluppatori PHP che sono fortemente contrarti ai type hints, desidererebbero che non ce ne fossero affatto e sono rimasti sconvolti quando la versione PHP 7.0 ne ha aggiunti di ulteriori.

Python, come Ruby, non aveva nessun tipo di type hint. Poi recentemente li ha aggiunti. Sarei interessato di sapere quante persone se la sono presa per questo cambiamento.

Features divertenti

Una volta accettate queste differenze mi è stato possibile concentrarmi sulle cose più divertenti. Sono features che ho iniziato a notare da solo usando Ruby regolarmente, o quanto meno piuttosto spesso.

Classi annidate

Le classi annidate sembrano qualcosa di alieno per gli svilupattori PHP. Le nostre classi vivono nei namespace una classe e un namespace possono condividere lo stesso nome. Quindi, se abbiamo una classe che è solo rilevante per una classe, usiamo un namespace e fine.

Abbiamo una classe chiamata Box, che può lanciare una ExplodingBoxException:

Quella dichiarazione di eccezione di classe deve stare da qualche parte. Potremmo metterla all’inizio della classe ma allora avremmo due classi in un file  e…. ciò suonerebbe molto strano per i più. Viola anche il PSR-1, che afferma:

Ciò significa che ogni classe è un file di per se, ed è un namespace di almeno un livello: un top-level vendor name.

Perciò, va nel suo file:

Per caricare quella eccezione dobbiamo avviare l’autoloader e andare nel filesystem di nuovo. Farlo non è gratis! PHP 5.6 e tutte le versioni inferiori abbassano l’overhead per le richieste seguenti se l’opcode cache è abilitata, ma comunque richiede lavoro extra.

In Ruby puoi annidare una classe dentro un’altra classe:

E’ accessibile alla classe che la definisce e anche a quelle esterne alla classe che sono:

Una classe è rilevante sono per un’altra classe? Raggruppale!

Un altro esempio sarebbe la migrazione di database.

Le migrazioni sono disponibile in molti popolari framework PHP , da CodeIgniter a Laravel. Chiunque ne abbia usato uno lo saprà, se fai riferimento a un modello o a un’altra classe nelle tue migrazioni, allora poi cambi la classe.

Ruby gira attorno al problema tramite le sue classi annidate:

Le versioni annidate dei modelli User e Account ORM  saranno usati, invece che le classi dichiarate globalmente.
Gli sviluppatori PHP spesso finiranno per seguire percorsi molto complessi per fare ciò, o scriver il codice SQL a mano, che è una perdita di tempo rispetto a copiare solo i pezzetti rilevanti di un modulo.

Debugger

XDebug funziona a meraviglia. Usare brakepoints è fantastico e ha rivoluzione il modo in cui gli sviluppatori PHP debuggano le loro applicazione, muovendosi oltre il “var_dump() +refresh” debug worflow che è selvaggiamente comune fra gli sviluppatore junior PHP.

Detto questo, arrivare a far funzionare XDebug con il tuo IDE di scelta, trovare l’addon giusto se manca, ottenere php.init sistemato per la giusto versione di PHP per attivare zend_extension=xdebug.so per la tua CLI e la tua versione web, ottenere i breakpoint anche se usi Vagrant, etc. può essere molto scomodo e difficoltoso.

Ruby ha un approccio un pò differente. E’ un pò come debuggare JavaScript nel browser, puoi semplicemente buttare i pezzi da debuggare nel tuo codice e i breakpoint sono automatici. Nel punto in cui il tuo codice esegue quella linea, avrai una istanza di un  REPL per interagire con il tuo codice.

Ci sono pochi debuggers in giro. Uno popolare è pry e un altro è byebug. Sono entrambi straordinarli. Puoi installarli via Bundler aggiungendo questo al tuo Gemfile:

E’ l’equivalente di una dipendenza dev Composer e una volta installato puoi semplicemente chiamare il debugger se stai usando Rails. Altrimenti avrai bisogno di richiamare “byebug” prima.

Una breve guida Debugging Rails Applications, mostra come funzionano le cose dopo aver inserito le debugging keyword nella tua applicazione:

Le frecce mostrano che la linea REPL instance è in esecuzione e puoi eseguire codice da quel punto. A questo punto @articles non è ancora stato definito ma puoi chiamare Article.find_recent per vedere cosa sta succedendo. Se si verifica un errore, puoi sia digitare “next” per andare alla prossima linea nello stesso contesto, o “step” per passare all’esecuzione della prossima istruzione.

 

Unless

A un sacco di gente non piace unless. Spesso è abusato, come molte features di molti linguaggi di programmazione.

La struttura di controllo di unless è diametralmente opposta a if.  Invece di eseguire il codice nel blocco quando le condizioni valutate sono vere, lo fa solo quando sono false.

Rende le cose un po’ più facili, soprattutto quando ci sono condizioni multiple, forse un || e qualche parentesi. Una espressione lunga come questa if ! (foo || bar ) && baz può diventare molto più breve: unless (foo || bar ) && baz.

Quando fu richiesta questa feature per il PHP nel 2007, la richiesta venne ignorata finché il creatore del PHP Rasmus Lerdorf disse che sarebbe stata una rottura di compatibilità e il suo significato e la sua funzione non sarebbero state così ovvie per persone di madre lingua non inglese come lui stesso.

E’ una parola strana che essenzialmente significa no-se anche se logicamente equivarrebbe a “più” poiché l’opposto di “più” sarebbe “meno” e infilarci un “un” (negazione) davanti ne capovolge il significato

Ero in disaccordo e lo sono ancora. Chi legge unless non va a pensare che significhi l’opposto di less (meno) semplicemente basandosi sull'”un” che lo precede. Se questo fosse il caso le persone leggerebbero il nome della funzione uniqid() e penserebbero che sia l’opposto di iqid().

Metodi Predicati

Ci sono alcune convenzioni utili nel mondo di Ruby che risolvono situazioni che il PHP è costretto a risolvere in altri modi. Una di queste sono i metodi predicato, che sono dei metodi che ritornano un valore booleano.  Sapendo che Ruby non ha type hints per i valori di ritorno, questo è un buon suggerimento dell’intendo degli sviluppatori del metodo.

Ruby ha molte proprietà built in, come object.nil?. Questo è basicamente $object === nil in PHP.  Un “include?” invece che “of include” è anche molto più chiaro perché sta porgendo una domanda, non eseguendo un’azione.

Molti sviluppatore PHP faranno la stessa cosa ponendo prima del nome del metodo “is” and/o “has”, quindi invece avresti isDriver() e forse hasVehicle(); ma a talvolta necessiti di usare altri prefissi. Un metodo che ho scritto in Ruby che era can_drive? sarebbe canDrive() in PHP, e se non è chiaro è un metodo predicato. Dovrei rinominarlo isAbleToDrive() per renderlo chiaro.

Sintassi degli array ancora più sintetica

In PHP definire array è facile, ed è stato reso molto meno prolisso dal PHP 5.4 con l’addizione della sintassi breve per array:

Alcuni diranno che è ancora un pò troppo prolissa. Dal Ruby 1.9 hanno aggiunto una nuova opzione, per permettere alle freccette di essere sostituite con i punti e virgola, che se fatto in PHP decurterebbe la sintassi un pò di più:

Ciò potrebbe non avvenire ma in PHP. PHP cerca di essere minimalista con la propria sintassi ed è molto spesso  contrario ad aggiungere nuovi approcci a vecchi elementi, anche se il nuovo approccio sarebbe lievemente migliore. Basicamente la dolcezza della sintassi non è una priorità per i mantenitori del PHP, mentre sembra essere uno degli obbiettivi fondamentali dei mantenitori di Ruby.

Oggetti Letterali

Ciò evidenzia una feature di Ruby che mi piacerebbe molto vedere implementata nel PHP: oggetti letterali. Nel PHP, se ti ppiacerebbe definire una StdClass con dei valori, hai due approcci:

Lo so che è come si è sempre fatto in PHP, ma potrebbe essere molto più semplice.

La sintassi proposta nel RFC corrisponde esattamente a quella di Ruby:

PHP

Ruby

Mi piacerebbe davvero che venisse implementato, ma di nuovo, è stato tentato nel passato e ha riscontrato scarso interesse.

Gestire l’eccezione di Un Metodo

Anziché try/catch in PHP, Ruby ha begin/rescue. Il modo in cui funziona è essenzialmente identico, con PHP 5.6

PHP e Ruby possono entrambi gestire una eccezione in qualsiasi punto del codice, seguendo la loro rispettiva keyword try o begin  ma Ruby può fare qualcosa di davvero intelligente: puoi saltare il metodo begin, e rescue direttamente dal corpo di una funzione/metodo:

Ruby

Se le cose vanno male, un errore può essere gestito in qualche modo invece che forzare una chiamata per gestirlo . Non sempre quello che desideravi ma è comodo avere l’opzione disponibile e senza la necessità di costruire l’intera cosa all’inizio.

Nel PHP questo non funziona ma la feature potrebbe sembrare un pò come questa se fosse implementata:

Potrebbe non essere molto importante per te, ma ci sono un sacco di piccoli aggiustamenti come questo che fanno sembrare che Ruby voglia aiutarti.

Exception Retries

Qualche mese fa ho scoperto una feature molto comoda che non avevo mai notato, la keyword retry:

In questo esempio, una rara condizione appare perché find_or_create_by, se sei sfortunato, può portare a un record creato da un altro processo dopo SELECT ma prima di INSERT.

Dato che questo può accadere solo una volta, puoi istruire il rescue a tentare nuovamente e verrà trovato con il SELECT. In altri esempio, probabilmente vorrai metterci un po’ di logica in modo che riprovi una o due volte, ma ignoriamo la questione per solo un secondo.

Concentrati su quanto fastidioso sarebbe prendere un pezzo del codice e provare di nuovo. In Ruby puoi fare questo:

PHP richiederebbe la creazione di una nuova funzione/metodo per il blocco iniziale:

L’esempio di Ruby è certamente più pulito a riprovare a eseguire il codice.

Mi è stato detto che questa feature sta attivamente venendo sviluppata e verrà annunciata presto. Teoricamente potrebbe essere una feature di PHP 7.1 se tutto va bene.

pensieri finali

Avendo usato Ruby nel passato, ormai scrivo in Ruby come fosse PHP. Lavorare con un team straordinario di sviluppatori Ruby estremamente vissuti mi ha insegnato molto negli ultimi anni riguardo le pratiche che con Ruby sono un po’ diverse e non mi dispiacciono.

L’articolo evidenzia elementi che mi mancherebbero di Ruby se dovessi tornare a codare in PHP ma che non mi fermerebbero dal farlo. Quello che gli hater del PHP regolarmente ignorano sono i progressi che vengono fatti dai contributori del PHP e mentre potrebbe non avere la feature X o Y che mi piace del Ruby, hanno fatto cose stupefacenti per il PHP 7 e il PHP 7.1 sembra avere molte interessanti sorprese.

Consultaci per l’opzione migliore per sviluppare il tuo progetto web. Che sia lato server, lato client o cosa più probabile entrambi possiamo comunque aiutarti.

Sven Prim – Il surrealismo portato a un nuovo stadio

Negli ultimi anni il lavoro del fotografo/retoucher svedese Sven Prim mi ha fatto ripetutamente dare di matto.  Fra la fotografia digitale, il foto-ritocco spinto e un certo lavoro di brand image, Sven Prim ha creato delle opere davvero notevoli e coinvolgenti.

“Sven descrive se stesso come un vero geek tecnologico che ama creare situazioni strane e surreali. Qualcosa di chiaramente visibile nella sua creazione di immagini, alla quale lui stesso ha dato l’epiteto di foto manipolate con un twist. Le sue capacità sono equamente ripartite fra fotografia, ritocco e la scoperta precedente della fantastica opportunità che la post produzione può offrire per crea una dimensione extra nelle immagini.”

Sven Prim Grano Urbano Città

Sven Prim Galleria Orologio

Svenp Prim Galleria Cucina Fiamma Ossidrica

Sven Prim Galleria Cavallo Ufficio

 

Per altri capolavori: www.svenprim.com

Cos’è e cosa significa Lead Generation

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Il marketing lead generation descrive il processo di catturare e stimolare l’interesse in un servizio o un prodotto per lo scopo di sviluppare delle vendite a imbuto (funnel). Spesso utilizza canali online ed è stato sottoposto a cambiamento sostanziali negli ultimi anni. In particolare, l’abbondanza di informazione facilmente reperibile online ha dato vita al “compratore diretto da se stesso” con l’emergenza di creare nuove strade per qualificare i leads prima di fargli raggiungere la vendita.

Spesso si sente parlare anche di età del Do It Yourself, fenomeno collegato ed espressione anglofona che sottolinea la tendenza guidata dall’accesso a vaste informazioni ad arrangiarsi da sé senza più consultare esperti o altre fonti autorevoli, internet è diventata una fonte sufficiente.

Il processo di vendita è cambiato, e i mercati hanno bisogno di trovare nuovi percorsi per essere ascoltati nel trambusto sempre più forte. Invece di individuare clienti tramite il mercato di massa e lo spam di email, i marketer devono concentrarsi  sull’essere trovato e sull’usare il lead generation marketing per costruire continue relazioni con i compratori.

Lead Generation Funnel
Oggigiorno il  compratore spesso segue un suo processo di ricerca online e cerca risorse utili tramite social networks online, motori di ricerca e altri canali di informazione online -come youtube. Attraverso queste risorse, il compratore moderno può imparare un sacco riguardo un servizio o un prodotto prima ancora che debba parlare con un addetto di vendita. I business devono essere certi di aver costruito una presenza digitale attraente.

Secondo Forrester, i compratori potrebbero essere fra il 66% e il 90% lungo il loro percorso di acquisto prima che raggiungano il venditore. Creare una solida strategia di lead generation aiuterà nello stabilire fiducia e catturare l’attenzione dei tuoi compratori prima che siano pronti per un contatto di vendita.

In aggiunta, non vuoi che il tuo tema di vendita generi una lista di chiamate a vuoto. Se puoi generare leads per la vendita, che vendono, il processo è più soffice e porterà più conversioni di leads e più guadagni più velocemente.

La ricareca B2B Lead Generation Marketing Trends -fatta da IDG- riporta che il sito della  compagnia, le esposizioni, le conferenze, e l’email marketing, sono le tattiche di lead generation che portano ai risultati migliori. Le meno vantaggiose risultano essere pubblicità stampata e la posta diretta.

Aumenta l’efficacia tramite ogni funzione del business generando più leads qualificate, allargando l’imbuto di vendita e migliorando l’allineamento fra vendite e marketing.

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Le 10 regole d’oro del Design semplice e pulito

10 Regole Web Design Semplice

Le 10 regole d’oro del Design semplice e pulito

C’è molto di più nel semplice design di quanto tu possa immaginare. Un prodotto come l’iPhone potrebbe apparire pulito e non intrusivo ad occhio nudo, ma c’è molto di più sotto la superficie. La maggior parte delle persona non ne sa niente. Né necessitano di saperlo. Hanno solo la necessità di sapere che farà quello che hanno bisogno che faccia, quando hanno bisogno che lo faccia.

Questo è il principio che sottende lo stile minimal della Apple. E non significa necessariamente spogliare qualcosa di tutti i suoi componenti, ma di essere certi che sia facile da capire come fare qualcosa e accessibile con meno distrazione possibili.

Questo sono quelle che mi piace chiamare le 10 Regole d’Oro del Design Semplice e Pulito. Sono basate in modo lasco sui 10 Principi del Buon Design proposti dal noto designer industriale Dieter Rams. Le ho modificate un pochino per farle rientrare nell’obbiettivo più generale di un design semplice.

meno ma di piu’

Dieter Rams l’ha messo per primo e c’è una buona ragione per cui è primo anche in questa lista. Il design semplice non è solo sottrarre elementi da un design troppo ricco o eclettico. Deve migliorare l’efficacia generale del design. L’obbiettivo di Rams è di spogliare degli elementi non essenziali un design, per farlo tornare a uno stato puro, semplice. Tuttavia, troppi designer sembrano pensare che uno deve continuare a togliere cose anche oltre il punto in cui sono cose utili e pratiche.

Se qualcosa è essenziale ma fa sembrare il design goffo o non elegante, il tuo lavoro come designer non è di eliminarlo  ma di capire come “farlo funzionare”.

sii neutro

Questo non significa che il tuo design deve essere completamente privo di personalità ma se l’accessibilità è il tuo obbiettivo, il tuo design dovrebbe fornire un modo facile per l’utente di capire il contenuto. Ricorda, l’obbiettivo principale di un designer grafico e web è di presentare un contenuto, di nutrire le persone con l’informazione che stanno cercando causandogli meno mal di testa possibili.

sii onesto

Il tuo design ha bisogno di comunicare l’intento del tuo contenuto chiaramente e onestamente. Se il tuo utente si fa l’idea sbagliata di cosa il tuo contenuto sta cercando di dirgli, il tuo design onestamente non sarà abbastanza!

Non ci sono trucchi necessari in questa fase, tutto riguardo il design del tuo sito web -le brochure, i volantini o i poster, dalle grafiche sotto il fold ai colori- dovrebbe essere suggestivo del prodotto che viene venduto o dell’informazione che viene consegnata.

ricerca una dimensione senza tempo

Ovviamente non sta a noi dire cosa diventerà senza tempo e cosa svanirà nell’oscurità. Ma ci sono certe regole che puoi seguire per essere sicuro che il tuo design eviti strati di trend di passaggio che distruggerebbero la sua longevità. Prima di tutto, se qualcosa sembra essere un trend, probabilmente lo è. La cosa che ti aiuterà di più è leggere. Non parlo di leggere blog di design e nemmeno siti web, benché siano ottime risorse per tenersi aggiornati e mantenere la velocità dei tuoi compagni designers.

Ma certi fondamenti di design sono basici e importanti abbastanza da essere stampati nei libri ed essere ripetuti di nuovo e di nuovo in altri libri, articoli e blog. Più rimani vicino a questi fondamenti, più senza tempo sarà il tuo design.

illustrated inspired Braun Speaker by Andrew McClintock
Non pensare che solo perché qualcosa è “classico” allora deve essere noioso. E’ vero che certi approcci funzionano meglio di altri quando crei del design che parlerà sia all’utenza del presente che a quella del futuro, ma tieni a mente che quel lavoro classico è prodotto ogni giorno da professionisti creativi. Potrebbe essere “contemporaneo” oggi ma dagli una decade o due. Sarà fra i grandi nelle librerie di design di tutto il mondo.

meno “Design”

Se menzioni la parola “design” nel contesto sbagliato, alcune persone si faranno l’impressione di qualcosa di meticoloso e puntiglioso. Non è quello che vuoi.  Il tuo lavoro in quanto designer è di aprire la strada al contenuto. Si, il design può essere bello e una forma d’arte con tutta quella roba soffice e tiepida. Tuttavia, la priorità è sempre il contenuto.

Un modo di pensarla è “l’assemblaggio” contro “l’ornamentazione”. Il sushi, con i suoi chiari, separati componenti – ognuno importante per l’insieme nel modo particolare – è un perfetto esempio di un tipo di design d’assemblaggio. Il pesce, il riso, il wasabi, la maionese giapponese, le alghe marine sono come blocchi di contenuto per il design, il quale deve essere organizzato per formare un completo, conciso, delizioso boccone.


Ci sono infiniti modi in uno chef di sushi può assemblare e riarrangiare questi blocchi di contenuto e questo tipo di creatività può aiutarti molto nella creazione di un design pulito.

L’ornamentazione, d’altro canto, è come la spruzzatina sul cupcake. O per rimane in tema sushi, è il piccolo contenitore di salsa di soia o la foglia usata per tenere il wasabi extra di lato. Ottimi da avere a disposizione ma essenziali? A meno che tu non sia un fan sfegatato delle fogli di wasabi non penso.

vai a fondo

Solo perché il tuo design è semplice, ciò non significa che tu non possa diventare smielato con i dettagli. Ricorda che, in un design minimal, il risultato finale che il tuo utente vedrà illuminerà tutti gli errori del tuo lavoro. Senza nessun pietà potrei aggiungere. Quando gran parte del tuo design è spazio bianco, ci sono pochi posto per “nascondere” cattive composizione o una scelta tipografica sfortunata.

sii conservativo

Non intendo che il tuo design deve sembrare come il vestito di una anziana bibliotecaria ma dovrebbe essere conservativo nei termini delle risorse che usa.
Una nota che dovrei fare qui è che quando lotti per creare una design semplice e minimalista, la maggior parte delle tue risorse dovrebbe essere spesa nelle fasi iniziali.

Immaginala come una torta. Quando tiri fuori tutti gli ingredienti sul tavolo della tua cucina le prime volte può essere tutto disordinato e confusionario.


Ma poi una volta che hai lentamente iniziato a combinare le cose nell’ordine corretto, sai che tutte le energie che hai speso nella preparazione degli stadi iniziali ne è valsa la pena. Non puoi vedere tutte le cose che c’erano all’inizio nel prodotto finale ovviamente ma sai che ci sono e sono lì.

Il design è la stessa cosa, è proprio come la torta in cucina. Devi produrre un design semplice, chiaro e singolare che riveli molto poco riguardo a tutto quello che hai fatto.

prenditi il tuo tempo

Per dare ai dettagli del tuo design la tua piena attenzione, hai bisogno di prenderti il tuo tempo. Potrebbe sembra un luogo comune ma sono sempre sorpreso dall’opinione che molti designer sembrano avere che un design semplice è in qualche modo “più facile” o che richieda meno tempo.

illustrated inspired Braun AW20 Watch by Barry Lachapelle
Il design minimalista è come un’illusione ottica. Il risultato finale può sembrare pulito e semplice ma è proprio quello il punto. E’ come un balletto – l’intento è di far credere allo spettatore che stanno vedendo qualcosa di semplice, realizzato senza troppo sudore. Se lo fai, allora lo stratagemma è stato un successo. Ma non pensare che richieda meno sforzi raggiungere questi risultati. Se proprio c’è una differenza è che richiede più tempo.

sii capito

Il buon design non ha bisogno di essere spiegato. Lo sai, anche se non ci hai mai consciamente pensato prima. Pensa a tutti gli oggetti che usi su base quotidiana. Le probabilità sono buone che tu non debba leggere un manuale per imparare a usare ognuna di esse. Il tuo design può essere altrettanto diretto. Nota bene che non ho detto che sarà così diretto – solo che può esserlo.

Richiede tempo arrivare a tale semplicità e compostezza ma un modo per approcciarlo è di prendere nota esattamente di cosa ti piace riguardo i tuoi più semplici design preferiti. E’ la facilità di utilizzo? quanto è approcciabile? l’assenza di disordine?

fallo bello

Dieter Rams dice un buon design deve essere tanto bello quanto utile. Come mai? “Perché l’estetica qualità di un prodotto è integrale a quanto è utile perché i prodotti sono usati ogni giorno e hanno un effetto sulle persone e il loro benessere”. Ciò significa che più guardi a qualcosa e più ha un un impatto sui tuoi sensi.

Se stai guardando a un orrendo design giorno e notte, internalizzerai alcune delle sue brutture e affliggeranno l’interazione con il mondo in qualche modo. Forse sarai un pò più irritabile con il barista al bar durante il mattino, o aggrotterai un pò di più le sopracciglia e stringerai più forte la ruota del volante  quando sei bloccato nel traffico.


Se sei un designer, quella bruttura può affliggerti in modi anche peggiori. Se tutto quello che guardi è cattivo design, hai una sensazione – o quella che Rams chiama “estetica”- che rifletterà ciò e scombussolerà la tua percezione di quello che è un “buon” design. Dopo essere stato sottoposto a lungo a del pessimo design, il tuo output soffrirà e abbastanza presto potresti ritrovare te stesso a contribuire a del design terribile invece che combattere contro di esso.

Non fare ciò ai tuoi fratelli designer. Prenditi cura tramite la tua estetica e ispira anche gli altri ad essere e produrre il loro meglio.

In Conclusione

Il semplice è un modo di vivere. Devi pensare veramente duramente riguardo cosa escludere in un certo design, e come saprai che è la cosa giusta da fare. Non è un processo semplice ma più continui a provarci e più scoprirai cosa funziona e cosa non.

Ed ecco le 10 regole originali di Dieter Rams

10 Regole Buon Design - Dieter Rams Infographic

 

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Breaktrought advertising: il più importante paragrafo nel capolavoro di Eugene Schwartz!

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Potresti chiederti cosa sia tutto il clamore attorno a questo libro -e perché costa così tanto.

Dopotutto, pochi pubblicitari l’hanno letto (o meglio “non abbastanza pubblicitari l’hanno letto”), e ancora meno persone che studiano o fanno marketing.

Non è sullo screen dei radar della maggior parte degli imprenditori, questo è certo – ma dovrebbe esserlo; Breakthrought Advertising di Eugene Schwartz è uno dei più menzionati libri must-read da copywriter. Ed è a questo libro che molti lettori accreditano per aver aggiunto uno zero al loro valore netto.

Tutti nel marketing a risposta diretta dicono che dovresti studiare questo libro come se la tua vita dipendesse da esso.

Quindi deve esserci qualcosa di peculiare al suo interno.

 

E’ una gemma.

Schwartz mi ha spazzato via con i paragrafi di apertura:

Andiamo al cuore della questione. Il potere, la forza, il potere travolgente dell’urgenza di possedere qualcosa, ciò che fa funzionare il lavoro del pubblicitario, viene dallo stesso mercato e non dal copywriting. Il copywriting non può creare desiderio per un prodotto. Può solamente prendere le speranze, i sogni, le paure e i desideri che esistono già nei cuori di milioni di persone, e concentrare questi desideri già esistenti su un particolare prodotto. Questo è il compito dello scrittore di copywriting: non creare questa massa di desiderio – ma di incanalarlo e dirigerlo.

A dire il vero, sarebbe impossibile per qualsiasi pubblicitario spendere abbastanza soldi da creare questo desiderio di massa. Può solo sfruttarlo o morire cercando di andargli contro.

Questa potrebbe non essere la prima volta che senti parlare di “vendere a quelli che già lo desiderano”, ma ti sfido a trovare il concetto spiegato in modo così chiaro e potente.

Nonostante io sia intimamente famigliare con il concetto descritto in questo paragrafo, mi trovo a leggerlo e rileggerlo.

Ho messo in evidenza questo paragrafo perché questa regole viene ignorata troppo spesso, a nostro danno.

  1. Invece di spendere gran parte del nostro tempo a vendendo solo a quelli che desiderano il nostro prodotto, lo spendiamo cercando di convincere persone che non lo vogliono che in realtà lo desiderano.
  2. Invece di scrivere una pubblicità che comunichi ad un determinato gruppo affinché intraprenda l’azione, lo scriviamo per un audience più vasta, “in modo da ottenere più interesse totale”
    Conclusione: dovremmo preferire avere l’1% della popolazione interessata al 100%, che il 100% della popolazione interessata solo per l’1% (grazie ad un altro grande pubblicitario, Roy H. Williams, per quest’altra gemma).
  3. Invece che proseguire selezionando solo coloro che possiedono quel desiderio di massa che vogliamo sfruttare, ci buttiamo su messaggi sequenziali verso l’intero gruppo sperando che qualcosa attecchisca.
    Conclusione: in qualsiasi mercato operi, devi selezionare solo una fetta degli spettatori e scrivere per loro. Puoi usare svariate strategie per farlo come sondaggi, offerte, etc. In modo da attivare il gruppo giusto.
  4. Invece che prenderti il tempo necessario per capire appieno e articolare i “bisogni, i sogni, le paure e i desideri” del nostro vero mercato, tendiamo a cercare di indovinare cosa vogliono.
    Conclusione: i copywriter non spendono neanche lontanamente quanto tempo è necessario per arrivare a conoscere davvero i pulsanti bollenti dei loro mercati. 

VI SFIDO TUTTI…

Vi sfido tutti a tornare indietro al vostro copy (sito web, brochure, ads, qualsiasi cosa usiate) e scrutinare se è davvero incanalante, diretto e sfrutta il desiderio di massa del suo mercato.
Se decidete di acquistare il libro…

Tenete a mente un paio di cose.
Primo, costa davvero tanto perché è fuori stampa da molto.

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E secondo: comprate la quarta edizione o precedente. La quinta edizione è stata rivisitata e non per il meglio, o almeno sembra. Nel tentativo di aggiornare lo scritto, che sarebbe considerato antiquato per gli standard odierni, hanno perso qualcosa nel processo.
Infine, a meno che tu non faccia marketing, advertising e copywriting, un sacco di quello che Schwartz scrive potrebbe entrare da un orecchio e uscire dall’altro. E’ materiale molto denso e avanzato.
Non disperarti. Consideralo un corso perpetuo di psicologia e marketing – qualcosa da leggere e rileggere durante gli anni.

7 Consigli di David Ogilvy per fare copywriting che vende

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David Ogilvy è una leggenda dell’era pubblicitaria.

Spesso descritto come “il Mad Man originale” e “Il padre dell’advertising”, Ogilvy è largamente conosciuto per il suo lavoro di pubblicità mentre si occupava come fondatore della Ogilvy & Mather. Oltre a costruire una compagnia multimiliardaria, ha anche creato campagne di enorme successo per clienti come Dove, Shell, e Rolls-Royce.

Qualsiasi lasso di tempo tu possa dedicare a leggere o guardare David in formato video, in ogni  caso stai sicuro che rimarrai ispirato e farai del copywriting migliore. Perciò ti incoraggio a leggere il suo libro e a guardare i video che girano per il web. Nel frattempo mi piacerebbe presentarti quello che credo essere il miglior arsenale di Ogilvy:

1. Go Big or Go Home

Non temporeggiare. Mira al gruppo dei grandi. Mira alla compagnia degli immortali. -David Ogilvy

Il prodotto che rappresenti dipende da te, e se ti concedi di prendere scorciatoie o di presentare un argomento non abbastanza avvincente, allora hai fallito. In quanto imprenditore o possessore di business, non puoi semplicemente permetterti del cattivo copywriting. Se non puoi raggiungere la perfezione da solo, allora devi assumere qualcuno che possa farlo.

2. Fai i compiti a casa

I pubblicitari che ignorano la ricerca sono tanto pericolosi quanto i generali che ignorano le decodifiche dei segnali nemici. -David Ogilvy

Ogilvy ha passato anni lavorando per George Gallup, fondatore della Gallup Poll, ed è durante questo periodo che ha realizzate il vero valore che dal sapere esattamente cosa il tuo target d’ascolto sta pensando.

Non puoi fare copywriting a meno che tu non sappia

  • Per chi lo stai scrivendo
  • Come pensa quella persona
  • Di cosa ha bisogno quella persona

Se non hai fatto nessuna ricerca, allora stai semplicemente facendo carte false e questo è il tipo di copy che mette i marketer in un mare di guai.

Per fare copywriting, hai bisogno di capire i tuoi spettatori alla perfezione, in modo che tu sappia come puoi servirli al meglio. Non va fatto nient’altro.

3. MAI PARLAR MALE A UN PROPRIO CLIENTE

Un cliente non è un idiota. E’ tua moglie. Non insultare la sua intelligenza, e non scioccarla. -David Ogilvy

Questa è una citazione grandiosa di Ogilvy riguardo a come comportarsi con un client, di qualsiasi situazione si tratti. Per quanto grandioso possa essere il tuo prodotto, alzare la voce con i tuoi clienti li farà volare da un’altra parte, e per quanto ti piacerebbe che fossero infatuati dal tuo charme, capisci che alla fine della giornata, vogliono semplicemente che un problema venga risolto.

Tratta il tuo cliente con rispetto e dignità. Sei sul suo stesso gradino, o forse un po’ sotto, considerando che sei tu quello che ha bisogno di questa vendita.

4. il titolo conta per l’80%

In media, cinque volte di più persone leggono il titolo che il corpo dell’articolo. Quando hai scritto il tuo titolo, hai speso l’ottanta percento del tuo dollaro. -David Ogilvy

I titolo sono quanto più vicino a una pillola magica tu possa trovare, e se devi essere perfetto in una sola cosa, allora fallo lì. Scrivi un forte titolo che venda.

Ecco come:

  • Usa come base per i tuoi titolo, titoli preconfezionati, cioè basati su titoli che si è visto hanno funzionato in passato
  • Conduci il gioco esponendo un grosso beneficio, facendogli desiderare di voler leggere di più
  • Se puoi, verifica diversi titoli per vedere quale vende di più

5. non farti distrarre dal chiudere le vendite

Se non vende, allora non è creativo -David Ogilvy

Non potrebbe essere più vero. I marketer adorano essere carini e simpatici, originali e innovativi, ma ciò è pericoloso.

Le persone non mettono da parte tempo per leggere pubblicità; probabilmente sono di fretta e lanciano giusto un’occhiata prima di passare a qualcos’altro. Se il tuo punto non fosse ovvio: probabilmente non capirà la pubblicità e l’avrai perso per sempre.

Se vuoi che le persone comprino, hai bisogno di fargli vedere il tuo prodotto nelle loro mani ed essere in grado di mostrargli come migliorerà le loro vite. Qualsiasi altra cosa è secondaria. Se puoi stupirli con le tue parole in questo processo, bene, ma non farlo mai a discapito della vendita.

6. spiega perche’ dovrebbero acquistare

Più la pubblicità fornisce informazioni e più sarà persuasiva. -David Ogilvy

Li hai agganciati con il titolo e gli stai dicendo tutto del prodotto ma prima che decidano di comprare da te, vogliono sapere una cosa:

Perché?

Perché il prodotto è importante? Perché è un buon affare? Perché dovrebbero essere interessati? Perché dovrebbero comprare da te? Perché dovrebbero comprarlo ora, anziché dopo? Perché dovrebbero fidarsi di te?

A livello conscio o inconscio, tutte queste domande passano attraverso la testa dei tuoi spettatori. Se vuoi che agiscano, hai bisogno di rispondere a tutte le domande che potrebbero venirgli in mente e ciò significa fare copywriting molto informativo.

Marlboro Publicita Cowboy

 

7. il tuo copywriting e’ importantante, trattalo in questo modo

Come un’ostetrica, mi guadagno da vivere facendo nascere nuovi bambini. Con l’eccezione che  i miei sono compagne pubblicitarie. -David Ogilvy

Troppo spesso, i titolari dei business trattano il loro copywriting come qualcosa di poco conto. Scrivono su un foglio un paio di note, fanno controllare a qualcuno che sia grammaticamente corretto e lo spediscono. Poi si stupiscono perché non ha ottenuto risultati.

David Ogilvy invece guarda ad ognuna delle sue campagna come a dei figli propri. Li accudisce, combatte per loro, li aiuta a crescere. E così ha prodotto alcune delle campagne pubblicitarie che hanno fatto più vendite nella storia della pubblicità.

La verità è che scrivere del copywriting eccellente prende tempo ed energia. Alcuni dei migliori copywriter impiegherebbero settimane soltanto per scrivere il titolo, a potrebbero metterci mesi per scrivere l’intero testo.

Non è perché sono lenti. E’ perché conoscono l’importanza di farlo nel modo migliore possibile.

Tu ti impegni a raggiungere un tale livello di eccellenza?

Se non lo fai, dovresti.

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